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Il comune di Mottalciata appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Biella

Castello / Ricetto di Mottalciata (Resti)

Nome Descrizione
Indirizzo Via degli Alciati (Mottalciata Centro)
Telefono 0161.857415 (Pro Loco)
Apertura Privato, Visibile solo dall'esterno
Pubblicazioni "Immagini del vecchio biellese" - "Castelli Ricetti e Torri" di Mario e Paolo Scarzella.
Presso Biblioteca Civica del Comune di Candelo.
Pochi fra i ricetti hanno avuto, come quello di Motta degli Alciati, una vita tanto travagliata e densa di avvenimenti. Da un documento del 1334, la cui copia è custodita nell'archivio parrocchiale di S. Vincenzo, riportato da Torrione, apprendiamo che esistevano in quella località due castelli: uno, quello di Monte Belluardo, nella parrocchia di S. Vincenzo appartenente alla casata dei Biandrate, l'altro a Motta degli Alciati ubicato nell'attuale posizione, di pertinenza dei signori di questo nome.
In quello stesso anno, sobillate dai Biandrate, le loro genti assalirono un gruppo di armati mandati da Azzone Visconti signore di Milano ad occupare e demolire il castello di Zumaglia.
In quell'occasione parecchi soldati vennero uccisi e le loro salmerie saccheggiate. Azzone informato dell'accaduto ordinò ai suoi armati di tornare indietro e di distruggere il castello di Monte Belluardo e di fare prigionieri i loro signori che vennero in seguito condannati a morte ed alla confisca dei loro averi. Le interferenze di parenti ed amici ma soprattutto il pagamento di 14.700 "grossorum bonae monetae" valse a far desistere Azzone dalle sue decisioni.
La lezione non giovò ai Biandrate che continuarono con le loro prepotenze e coi saccheggi tanto che l'anno seguente furono costretti a rinunciare a tutti i loro diritti feudali, beni mobili ed immobili e privilegi. Una parte dei terreni loro infeudati passò agli Alciati. Non si sa se anche l'ingiunzione dell'anno precedente che "ipsum castrum aut locum sive receptum monti Brouardi" venisse distrutto abbia avuto seguito in quell'epoca. È facile perché di esso non si trovano più tracce.
Con il volgere degli anni la proprietà di Motta degli Alciati, in seguito a morti, matrimoni, cessioni passò in diverse mani. Nel 1380 una parte venne acquistata dagli Avogadro di Collabiano. Poco più di due secoli dopo, nel 1587, forse per necessità o per altre cause, gli Alciati vendettero quanto ancora loro spettava ai Ferrero di Masserano. Subentrarono in seguito il Conte Arborio di Gattinara ed un altro ramo degli Avogadro.
La sua storia nei decenni successivi non offre episodi di particolare interesse.
Ricorderemo però che tra il 1406 ed il 1409 il ricetto ed il castello vennero saccheggiati e rovinati dalle soldataglie del soldato di ventura Bando di Firenze.
La mappa di Viglino Davico è del 1700 e pone la fortificazione lontana dall'abitato. All'interno vi è un nucleo di costruzioni disposte a corona. L'area ha la forma esagonale e lati però non uguali.
Non vi sono attualmente all'esterno tracce del vallo di cui si parla nella convenzione del 1335; evidentemente è stato colmato. È facile che esistessero anche delle fortificazioni esterne come possono far supporre resti di mura in direzione nord est e sud ovest a valle del ricetto.

Il Castello
Del castello si può constatare innanzitutto la posizione emergente. Alcuni tratti del recinto, forti muraglioni a corsi regolari di ciottoli, alternati in alcuni casi a corsi di mattoni, delimitano i contorni del rilievo. Il lato occidentale del recinto, conservato per una notevole altezza, coincide con uno dei lati di un grosso fabbricato rettangolare, forse un corpo di guardia, che dominava il complesso dall'alto.
Abbiamo l'impressione che l'ingresso attuale non sia quello primitivo e che per comodità sia stato creato non molto tempo fa abbattendo la cortina e sostenendola con un arco di mattoni per facilitare l'ingresso dei carri dalla strada.
L'ingresso in antico doveva trovarsi nell'angolo che il recinto forma lungo il lato meridionale; lì probabilmente vi era una torre, contigua all'edificio rettangolare.
Della rocca rimangono, in condizione di conservazione sufficienti, i due fabbricati dell'angolo a mezzogiorno. Questi hanno subito entrambi successivi sostanziali rimaneggiamenti ma in entrambi è ben visibile alla base, sino all'altezza del primo piano, la muratura con ciottoli a spina di pesce intercalati in molti punti a corso di mattoni.
I due fabbricati rimasti non dovevano essere i soli, vista anche l'importanza del maniero: ciò è confermato anche dalla mappa settecentesca (Archivio di Stato di Torino, 1771, All. C, rot. 139) nella quale ne compaiono altri. Quello posto a sinistra di chi entra è stato demolito a metà, entrando si incontra un enorme camerone, forse la cucina, con a destra un grande camino con bordi di pietra e sedili di mattoni ai lati. Sul fondo una scala di legno porta al piano primo.
Il muro di cortina ad ovest è aperto da finestre e conserva le tracce di antichi balconi (lunghe pietre sporgenti); ciò stà a significare che sul lato interno di questo muro era addossato un edificio, ora completamente distrutto.
Più conservata, anche se in gran parte rifatta nella parte che volge a mezzodì, l'altra abitazione che da questo lato poggia su di un muro di enorme spessore di ciotoli intervallati a mattoni che sostiene un terrapieno su cui poggia la costruzione.

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