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Vestigia Romane - Il Cippo Funerario di Santa Maria

Le Fiere corrono sul monumento di Morte

immagine ingrandita Vestigia Romane (apre in nuova finestra) Le fotografie che riproduciamo, rappresentano due aspetti del cippo funerario venuto alla luce nel 1911 a Mottalciata in seguito alla caduta, cagionata da una scarica elettrica durante un temporale, di una crosta d'intonaco dalla base del campanile di Santa Maria.
Il masso, spaccato in due, era stato usato in tempi remoti come ordinario materiale edilizio nella costruzione del campanile ed era stato persino collocato capovolto dagli ignari muratori.
L'ottimo vicario Don Versano provvide a farlo rimuovere e sistemare convenientemente sotto il portico interno della casa parrocchiale.
Sia lode alla sua sapiente virtù conservatrice.
Il cippo, del quale già si è parlato parecchio, è di marmo bianco di grana fine, molto corroso agli angoli e guasto anche ai lati da colpi di punta: la spaccatura va dall'alto in basso, ma i due pezzi aderiscono perfettamente. Misura 30 cm. d'altezza, 54 cm. di larghezza e 75 cm. di lunghezza. Nel centro posteriore ha una cavità del diametro di circa 27 cm., dove si presume fossero raccolte le ceneri.
La parte anteriore o testata reca un'epigrafe sotto la quale corre una modanatura trasversale a gola rovescia che accenna alla parte inferiore, non ancora ritrovata. immagine ingrandita Vestigia Romane (apre in nuova finestra) Due bassorilievi pieni di vita sono scolpiti sulle facce laterali del monumento di morte: in quella di destra un cane rincorre una lepre, in quella di sinistra un leo
ne insegue una cerva: figurazioni che forse vogliono simboleggiare la fugacità della vita umana.
L'iscrizione è formata da tre righe parallele, con lettere di perfetta formazione: ma la disgraziata spaccatura ne rende difficile la lettura e l'interpretazione.
Nella prima la più consunta, Don Bersano e Cesare Poma, congetturarono la parola AELIAE; altri, ALITAE.
Il prof. Stefano Vigna, Ispettore per le Antichità e Belle Arti, opina la prima interpretazione essere più vicina la vero ma prestarsi ancora a discussioni. ( e no è forse fuor luogo ricordare qui il donario di Robbio, studiato dal Bruzza, che reca un nome molto somigliante, quello di ALLIA: " Supera, Juni Crispi uxor, et Allia Severa dono dant!").
Nella seconda riga si legge correntemente VIBI CRISP, ma trarre dalle ultime lettere del rigo LIR la parola LIBERTI, come si è fatto, pare al prof. Vigna un po' arrischiato.
La terza linea è leggibilissima: DEDERUNT.

La traduzione di questa interpretazione sarebbe:

AD ALITA (o AELIA)
I LIBERTI DI VIBIO CRISPO
DIEDERO


Sottintendendosi una parola come "requietorium" questo luogo di riposo.
Vibio Crispo è personaggio noto. Senatore, giureconsulto e oratore, nativo di Vercelli o dell'agro vercellese, ricco sfondato, visse a Roma nel periodo che va da Claudio a Domiziano, e di lui parlano (talora non senza offese) Tacito, Martiale, Giovenale, Quintiliano e altri scrittori. Il primo, nel De Oratoribus ( ammesso che questo trattatello sia di Tacito) lo loda annoverando pecunia potentia ingenio inter claros.
Ma l'interpretazione epigrafica dà adito a non pochi dubbi. Infatti, se la regolarità delle lettere scolpite attesta la mano di un abile lapidario, come spiegare la disarmonica disposizione (ossia quella che in linguaggio tipografico ora si direbbe giustezza) fra la prima riga, qualora questa sia proprio formata soltanto di sei lettere, e la terza che è di otto?
Se effettivamente erano solo sei lettere nella prima, il perfetto marmorano avrebbe scolpita la A iniziale, in rispondenza verticale con la prima E di DEDERUNT. Nasce il sospetto della scomparsa di due lettere finali nella prima riga.
Altro dubbio. La distanza fra la lettera iniziale della prima riga (che è A di sicuro ) e la lettera successiva è visibilmente maggiore di tutte le altre spaziature della iscrizione. Non potrebbe quella A essere una sigla epigrafica? Dubbi questi che potranno essere risolti soltanto dall'autorevole giudizio di un dotto. Comunque il cippo è di importanza grandissima per la storia di Mottalciata e del Biellese romano.

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