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Castello / Ricetto di Mottalciata

Pochi fra i ricetti hanno avuto, come quello di Motta degli Alciati, una vita tanto travagliata e densa di avvenimenti.
immagine ingrandita Castello - Torre angolare e fortificazioni verso levante (apre in nuova finestra) Da un documento del 1334, la cui copia è custodita nell'archivio parrocchiale di S. Vincenzo, riportato da Torrione, apprendiamo che esistevano in quella località due castelli: uno, quello di Monte Belluardo, nella parrocchia di S. Vincenzo appartenente alla casata dei Biandrate, l'altro a Motta degli Alciati ubicato nell'attuale posizione, di pertinenza dei signori di questo nome.
In quello stesso anno, sobillate dai Biandrate, le loro genti assalirono un gruppo di armati mandati da Azzone Visconti signore di Milano ad occupare e demolire il castello di Zumaglia.
In quell'occasione parecchi soldati vennero uccisi e le loro salmerie saccheggiate. Azzone informato dell'accaduto ordinò ai suoi armati di tornare indietro e di distruggere il castello di Monte Belluardo e di fare prigionieri i loro signori che vennero in seguito condannati a morte ed alla confisca dei loro averi.
immagine ingrandita Castello - Tratto della Cortina (apre in nuova finestra) Le interferenze di parenti ed amici ma soprattutto il pagamento di 14.700 "grossorum bonae monetae" valse a far desistere Azzone dalle sue decisioni.
La lezione non giovò ai Biandrate che continuarono con le loro prepotenze e coi saccheggi tanto che l'anno seguente furono costretti a rinunciare a tutti i loro diritti feudali, beni mobili ed immobili e privilegi. Una parte dei terreni loro infeudati passò agli Alciati. Non si sa se anche l'ingiunzione dell'anno precedente che "ipsum castrum aut locum sive receptum monti Brouardi" venisse distrutto abbia avuto seguito in quell'epoca. È facile perché di esso non si trovano più tracce.
Con il volgere degli anni la proprietà di Motta degli Alciati, in seguito a morti, matrimoni, cessioni passò in diverse mani. Nel 1380 una parte venne acquistata dagli Avogadro di Collabiano.
immagine ingrandita Castello - Veduta (apre in nuova finestra) Poco più di due secoli dopo, nel 1587, forse per necessità o per altre cause, gli Alciati vendettero quanto ancora loro spettava ai Ferrero di Masserano. Subentrarono in seguito il Conte Arborio di Gattinara ed un altro ramo degli Avogadro.
La sua storia nei decenni successivi non offre episodi di particolare interesse.
Ricorderemo però che tra il 1406 ed il 1409 il ricetto ed il castello vennero saccheggiati e rovinati dalle soldataglie del soldato di ventura Bando di Firenze.
La mappa di Viglino Davico è del 1700 e pone la fortificazione lontana dall'abitato. All'interno vi è un nucleo di costruzioni disposte a corona. L'area ha la forma esagonale e lati però non uguali.
Non vi sono attualmente all'esterno tracce del vallo di cui si parla nella convenzione del 1335; evidentemente è stato colmato. È facile che esistessero anche delle fortificazioni esterne come possono far supporre resti di mura in direzione nord est e sud ovest a valle del ricetto.


Il Castello

immagine ingrandita Castello - Tratto della Cortina (apre in nuova finestra) Del castello si può constatare innanzitutto la posizione emergente. Alcuni tratti del recinto, forti muraglioni a corsi regolari di ciottoli, alternati in alcuni casi a corsi di mattoni, delimitano i contorni del rilievo. Il lato occidentale del recinto, conservato per una notevole altezza, coincide con uno dei lati di un grosso fabbricato rettangolare, forse un corpo di guardia, che dominava il complesso dall'alto.
Abbiamo l'impressione che l'ingresso attuale non sia quello primitivo e che per comodità sia stato creato non molto tempo fa abbattendo la cortina e sostenendola con un arco di mattoni per facilitare l'ingresso dei carri dalla strada.
L'ingresso in antico doveva trovarsi nell'angolo che il recinto forma lungo il lato meridionale; lì probabilmente vi era una torre, contigua all'edificio rettangolare.
Della rocca rimangono, in condizione di conservazione sufficienti, i due fabbricati dell'angolo a mezzogiorno. Questi hanno subito entrambi successivi sostanziali rimaneggiamenti ma in entrambi è ben visibile alla base, sino all'altezza del primo piano, la muratura con ciottoli a spina di pesce intercalati in molti punti a corso di mattoni.
I due fabbricati rimasti non dovevano essere i soli, vista anche l'importanza del maniero: ciò è confermato anche dalla mappa settecentesca (Archivio di Stato di Torino, 1771, All. C, rot. 139) nella quale ne compaiono altri.
immagine ingrandita Castello - Vista delle mura da Via Alpina (apre in nuova finestra) Quello posto a sinistra di chi entra è stato demolito a metà, entrando si incontra un enorme camerone, forse la cucina, con a destra un grande camino con bordi di pietra e sedili di mattoni ai lati. Sul fondo una scala di legno porta al piano primo.
Il muro di cortina ad ovest è aperto da finestre e conserva le tracce di antichi balconi (lunghe pietre sporgenti); ciò stà a significare che sul lato interno di questo muro era addossato un edificio, ora completamente distrutto.
Più conservata, anche se in gran parte rifatta nella parte che volge a mezzodì, l'altra abitazione che da questo lato poggia su di un muro di enorme spessore di ciotoli intervallati a mattoni che sostiene un terrapieno su cui poggia la costruzione. Adiacenti verso ponente, vi sono ancora i resti dell'oratorio di S.Fabiano e Sebastiano la cui esistenza è ricordata nel 1049. Andò incontro a successivi rifacimenti che hanno cambiato completamente la morfologia originale.
Nell'oratorio vi era la cappella gentilizia dei signori del luogo e la sua esistenza è già ricordata nel 1489, probabilmente era anche dedicato a S.Caterina; sino al 1830 era ancora ufficiante, poi l'oratorio venne trasformato dapprima in magazzino poi nell'attuale abitazione; rimane in alto solo il piccolo campanile.
immagine ingrandita Castello - Tratto della Cortina (apre in nuova finestra) Dei fabbricati posti nella parte nord-ovest rimangono solo pochi ruderi che non forniscono nessun dato sulla loro morfologia. Intatto invece il profondo pozzo situato al centro dello spiazzo; probabilmente vi dovevano essere anche cisterne per l'acqua piovana.
Una strada ci permette di costeggiare la cinta lungo il lato ovest e prosegue lungo i lati nord, nord-est, in entrambi i quali la muratura è di ciottoloni spesso disposti a opus spicatum, senza più mattoni. A metà del lato nord si può facilmente notare uno stretto pertugio che è un passaggio segreto che conduceva ad un lungo corridoio ora crollato. Il castello doveva possedere una rete di camminamenti segreti, poiché ne è stato trovato uno anche sul lato ovest, che conduce ad una scala che scendeva nel sottosuolo.
Un vasto cortile porta ai due edifici esistenti, di cui uno più piccolo dalla forma rettangolare. Sulla porzione di fabbricato posta a sud vi era un balcone mentre su quella posta ad est un grande arco a tutto sesto ora murato. Interessante è la decorazione in mattoni: un corso a dentelli sormontato da uno a dente di sega.
immagine ingrandita Castello - Tratto della cortina vicino all ingresso (apre in nuova finestra) L'edificio più grande, a forma irregolare, comprende la cappella di epoca più recente, la cui facciata sottolineata dall'intonaco bianco è ancora evidente, nonostante sia ora adibita ad usi profani.
Verso levante vi è una torre quadrata con un'ampia base che in tempi successivi è stata, nella parte alta, rimaneggiata allo scopo di farne un'abitazione e ricoperta da un tetto di tegole. La torre, angolare, sporge notevolmente dal resto della cortina.
Nel lato nord si apre nella muratura medievale una porta rinascimentale, decorata in cotto. Il lato verso la pianura è costituito in basso da ciottoli a spina di pesce con corsi di mattoni, mentre più in su è tutto mattoni, ornato da una cornice a dentelli su mensole.
La merlatura è stata otturata (C. GAVAZZI, P. MERLO, Op. cit., 1980). Le strutture visibili, complessivamente in cattivo stato potrebbero risalire al XIII - XIV sec.


Il Ricetto

I documenti parlano dell'esistenza di un ricetto (G. DE AMBROGIO, Op. cit., LXIII, 1972, p. 66-75). In particolare in quello del 21 gennaio 1335 viene detto come il signore di Mottalciata conceda agli uomini del paese due iugeri o modii di terreno oltre il fossato del castello ovvero palazzo di Motta degli Alciati, verso sera e sulla costa ivi esistente presso il castello, onde costruirvi un receptum sive fortalicium in cui ricoverare e conservare sé ed i propri beni in pace ed in guerra.
immagine ingrandita Castello - Resti dell Oratorio di S.Sebastiano e Fabiano (apre in nuova finestra) Ogni uomo potrà fabbricare su una superficie non maggiore alle due tavole e le costruzioni sia degli uomini sia dei nobili non dovranno superare un'altezza di quindici piedi: l'altezza prevista, di poco inferiore ai m. 7,70, risulta già eccezionale per cellule di ricetto, normalmente più basse.
Gli edifici sono denominati domun o casanum e per ciascuno di essi il contributo al signore sarà di un cappone, nel giorno di S.Martino. Entro il terreno ceduto potranno essere eretti uno o due forni da pane ed il ricavato verrà usato per fornire di mura e fortificazioni il receptum et fortalicium seu villam predictam.
Inoltre viene ancora stabilito che nel castello ovvero fortilizio degli Alciati potranno rifugiarsi in tempo di guerra signori e uomini già di Monte Bruardo, con i propri beni mobili.
Della struttura appena descritta rimane attualmente molto poco, parte di esso deve essere stato demolito per l'ampliamento della strada che costeggia il rilievo. Le case rimaste non sono abitate, si affacciano in un cortile interno ed erano sede di un'azienda agricola.
L'edificio che dà sulla strada che porta al castello presenta ancora una serie di feritoie, formate da laterizio in un muro a spina di pesce.

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